Alla comunità parrocchiale San Giuseppe.
Vietato stare da soli!
Mi piace iniziare questo percorso di vita, non solo questa lettera, con uno slogan: Vietato stare da soli!
Pertanto, parlerò al plurale perché io non sono da solo, insieme con me alcuni sacerdoti, un diacono e voi.
Il Vangelo che conosciamo nasconde una verità complessa esistenzialmente che per molto tempo è stata coperta da una patina di devozionismi e credulonerie, eppure ha un ruolo fondamentale: la comunità, il vivere insieme, il condividere.
Non c’è spazio per l’isolazionismo, per gli eroi solitari, per i credenti spiritualistici che vivono con la testa in su, dimenticando che il regno di Dio è da costruire qui e la felicità non è la meta dell’aldilà ma una realtà da costruire nell’aldiquà. Una verità difficile spesso esclusa perché difficile eppure indispensabile, ineliminabile come ci ricorda anche un famoso libro “Nessun uomo è un’isola” di John Donne.
“Ogni uomo è un pezzo del continente. Se una zolla viene portata via, l’Europa ne è diminuita. Ogni morte di uomo diminuisce perché io partecipo dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”.
Questa frase finale ha dato la stura a Ernest Hemingway con il suo famoso romanzo “Per chi suona la campana”. La campana suona per tutti noi, per rammentare che l’individualismo, l’egoismo, il solipsismo, io-crazia sono presenti nell’uomo e sono sinonimi di disumanità.
Essere un cuor solo e un’anima sola: questa è la legge del credente come ci viene ricordato negli Atti degli Apostoli, particolarmente al capitolo secondo e quarto. La comunione che si traduce in comunità non è solo l’essere accomunati dalla vita e dalla morte, ma dalla paternità di Dio, dalla redenzione di Gesù, dall’essere corpo di Cristo, dal regno di Dio, dall’Eucarestia, dalla Parola di Dio. Pertanto, ciò che gli altri chiamano utopia, per noi è l’anima del realismo, che diventa quasi una specie di seme nell’interno della società che spinge continuamente a spezzare la rigida gabbia del mio e del tuo per trasformarlo in un noi.
“La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4,32).
Tutto questo è possibile, solo a una ineliminabile condizione: irrorare la vita con la Parola di Dio e con la partecipazione seria e convinta ai sacramenti, che ci spingono a donare tutto. Solo donando gli ultimi spiccioli, come ci ricorda la vedova dinanzi al tempio in Mc 12,44 possiamo
che la traduzione esatta della donazione della vedova in greco: gettò olon ton bion autes, tutta la vita sua.
La vedova, con la sua temerarietà, viene presentata da Gesù come modello per tutti. Noi, siamo disposti a donarci a Dio e agli altri? Spesso la prudenza umana è un deterrente, ci rallenta nell’audacia della carità e nella potenza del dono; diventiamo timorosi e preferiamo chiuderci nella paura di perdere troppo di noi stessi, dimenticando quell’assioma in “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare: “Più do a te e più ho io”.
Una fede vera nella Provvidenza del Padre invita a donarci senza riserve. Molto spesso si dice che la fede è quiete, serenità, tranquillità eppure, nella prospettiva giusta, è lo sforzo continuo di “gettare” la vita per Cristo e per i fratelli fra dubbi e certezze, cadute e risalite. Aveva ragione Julien Green quando sosteneva: “Finché si è inquieti, si può stare tranquilli. Ed è proprio così”.
Un ringraziamento vivido all’arcivescovo Mons. Bellandi, al parroco don Gerardo, che si è sforzato di donare la vita in questi anni; all’arcivescovo Moretti con il quale ho trascorso, nel tempo del suo episcopato, anni di fatica e di contentezza, e oggi ritrovo con piacere; a tutti i parroci che si sono susseguiti, iniziando dai Missionari del Sacro Cuore e particolarmente da Padre Nicoli, che mi ha spesso elargito, in gioventù, la grazia del sacramento del perdono.
Inoltre, un grazie, fin d’ora, a ciascuno di voi per il coraggioso impegno di ieri, per la passione di oggi e per la responsabilità di domani, che abbandoniamo alla Provvidenza.
Domenica 1° settembre alle ore 19,00
iniziamo il cammino insieme con una concelebrazione eucaristica.
Salerno, agosto 2024
La fraternità sacerdotale
Desideriamo incontrare tutti in una assemblea parrocchiale che fissiamo per
Venerdì 6 settembre alle ore 20
nella chiesa san Giuseppe per un primo e fraterno incontro. Grazie!
